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Canapa e CBD per dolori articolari e come antinfiammatorio

Il CBD come antinfiammatorio è un cannabinoide non psicotropo, presente in percentuale molto elevata nella marijuana legale, che possiede moltissime qualità benefiche per l’organismo umano e animale. 
È un antidolorifico naturale con uno spiccato potere anti infiammatorio, dotato di riconosciute qualità terapeutiche.

La canapa: una pianta bella e buona

La coltivazione della Cannabis Sativa è una delle più antiche praticate sul nostro pianeta: in molte civiltà la canapa era considerata una preziosa fonte di risorse alimentari e tessili, ricca di proprietà curative. 
È una pianta che contiene circa 70 cannabinoidi, sostanze chimiche di origine naturale presenti nella sua resina, le più importanti delle quali sono il CBD (acronimo di cannabidiolo) e il THC (tetraidrocannabidiolo, responsabile degli effetti psicoattivi sull’organismo).

Spesso viene trasformata per la realizzazione di prodotti, come tessuti, carta e materiali per la bio edilizia ed è molto utilizzata anche nell’industria cosmetica e alimentare; da tempo si sono scoperte e valorizzate le sue proprietà anche in campo terapeutico.
Quando viene coltivata con metodi biologici la cannabis non viene mai a contatto con antiparassitari, concimi chimici o diserbanti e, inoltre, ha il valore aggiunto di migliorare il terreno nel quale vive e si sviluppa.

Gli estratti di canapa, utilizzati per la produzione di dispositivi medici, sono sostanze amiche dell’ambiente perché completamente rinnovabili. 
I suoi semi sono utili per il nutrimento umano, per curare le patologie infiammatorie dolorose, attraverso preparati totalmente naturali e sostenibili, che non solo aiutano la ripresa dell’organismo, combattendo le infiammazioni e il dolore che spesso ne deriva, ma possono essere assunti e applicati a lungo perché privi di effetti collaterali.

I preparati a base di olio di canapa, ottenuti dalla spremitura a freddo dei suoi semi, sono di regola certificati come a basso contenuto di THC (l’agente psicotropo della cannabis), in modo tale da fornire solo ingredienti benefici, senza l’inclusione di sostanze stupefacenti.
I preparati a base di CBD come antinfiammatorio, grazie al potere antiossidante del loro principio attivo e agli acidi essenziali (Omega 3 e Omega 6) di cui la pianta è ricca, sono eccellenti anti età, apportando nutrienti e ricostituenti cellulari che svolgono un’azione rinvigorente dell’organismo, rafforzandone le difese immunitarie e aiutando a risolvere molte situazioni infiammatorie, cause di inabilità e fonti di dolore, anche cronico.

L’utilità della Cannabis nel trattamento delle sindromi infiammatorie e dolorose

Molte malattie dell’apparato scheletrico e muscolare umano tendono a cronicizzarsi: questo succede molto spesso non solo per la loro eziologia, ma perché non vengono opportunamente curate.

Il protrarsi di un disturbo fisico e la prospettiva che possa non essere mai superato, sono circostanze altrettanto controproducenti, perché hanno ripercussioni negative anche sulla condizione psicologica del soggetto che le subisce. 

Il rischio maggiore che si corre in questi casi è quello di tendere a superare la posologia indicata per i farmaci prescritti, tentando di trovare sollievo a una situazione dolorosa che sembra imbattibile e senza soluzione di continuità.

Ma questo atteggiamento, oltre che dannoso a livello fisico e mentale, molte volte è anche inutile: il dolore, infatti, adattandosi a dosi sempre più elevate di medicinali, aumenta la sua soglia di manifestazione, innescando un circolo vizioso che tende ad allargarsi e a trovare forza da sé stesso, diventando cronico.

Per questo, anziché rivolgersi a farmaci di sintesi, in moltissime situazioni patologiche può essere utile esercitare un’opzione alternativa: utilizzare preparati naturali come quelli a base di cannabidiolo.

Il potere analgesico del CBD come antinfiammatorio

La ricerca sugli effetti terapeutici del cannabidiolo si è soffermata soprattutto sulle sue qualità antidolorifiche, spinta dalla circostanza che, nella pratica, moltissime persone già utilizzano questa sostanza in alternativa agli oppioidi per alleviare il dolore cronico. 

Anche se, nonostante le numerose evidenze scientifiche a favore, il cannabidiolo non ha ancora ottenuto il riconoscimento ufficiale dagli organismi di controllo dei prodotti farmaceutici, come prodotto utilizzabile a scopo terapeutico, risulta già dimostrata la sua capacità di interagire con il sistema endocannabinoide presente nell’organismo umano e la sua connessione attiva con il sistema immunitario.

I recettori endocannabinoidi presenti nel nostro cervello, infatti, sono piccole proteine che hanno il compito di intercettare i segnali attivi lanciati dal nostro corpo e trasmetterli alle cellule, perché venga messa in atto una risposta: quando queste proteine del nostro sistema endocannabinoide si incontrano con il CBD, la risposta che offrono è un sollievo dal dolore, una riduzione delle infiammazioni e un rafforzamento delle difese immunitarie
Per questo motivo, al CBD come antinfiammatorio si riconosce una forte potenzialità nel contrasto al dolore cronico, specie quello proveniente da patologie che colpiscono le articolazioni.

Il CBD nella cura del dolore acuto e cronico

Il cannabidiolo, con il suo effetto analgesico e lenitivo, può aiutare ad alleviare il dolore cronico causato da malattie come l’artrite, l’artrosi e tutte le disfunzionalità muscolari e articolari.

Studi clinici hanno, infatti, dimostrato i benefici che l’olio di canapa con concentrazione di CBD al 15 % ha sul decorso di malattie come l’artrite; soprattutto se assunto in dosi quotidiane di circa 5/6 mg, produce una chiara riduzione del dolore articolare e del gonfiore. E, in caso di dolore acuto, aumentando la concentrazione di principio attivo in una percentuale pari al 20%, si possono ridurre notevolmente sia la durata che l’intensità degli attacchi dolorosi.

Inoltre, diversamente dai farmaci analgesici di sintesi il cannabidiolo non provoca effetti collaterali indesiderati, indipendentemente dal dosaggio assunto.

CBD come antinfiammatorio: i sintomi delle patologie articolari

Il dolore alle articolazioni, chiamato con termine medico “artralgia”, quando si accompagna all’infiammazione dà luogo ad una vera e propria patologia specifica, l’artrite.
In entrambi i casi, il dolore viene avvertito maggiormente quando l’articolazione interessata è in movimento, ma succede spesso che i disturbi si presentino anche a riposo.

Le infiammazioni possono colpire più articolazioni e possono anche spostarsi da un’articolazione all’altra, per cui il dolore viene avvertito in più punti, in momenti e situazioni diverse: questa sintomatologia è tipica dell’artrite cd. “migratoria”. 

In altri casi l’infiammazione interessa parti interne delle articolazioni, come i tendini, i legamenti o gli stessi muscoli.

L’artrite può avere una durata limitata nel tempo con attacchi brevi e intensi, oppure protrarsi a lungo e, infine, cronicizzarsi: nel primo caso può anche avere un’origine virale oppure essere la conseguenza di una patologia pregressa, mai effettivamente guarita.

L’efficacia terapeutica del CBD nelle patologie delle articolazioni

In tutti questi casi il cannabidiolo, con la sua azione anti infiammatoria e analgesica può essere di valido aiuto, intervenendo direttamente all’origine del dolore con un’azione lenitiva dell’infiammazione e, di conseguenza, attenuando la sensazione di dolore. 

Specie nelle artriti croniche, il CBD come antinfiammatorio può essere considerato come un’interessante risorsa, date le sue caratteristiche di atossicità e di tollerabilità anche in trattamenti di lungo periodo; le sue caratteristiche permettono, infatti, di assumerlo a lungo senza riportare effetti collaterali indesiderati. 

Un’altra utilità dei trattamenti a base di cannabidiolo è la riduzione dell’uso di anti infiammatori di sintesi, dato che nella maggior parte dei casi la cura con CBD fornisce già l’aiuto sperato. 
Inoltre, l’effetto rilassante dei cannabinoidi consente di dormire meglio la notte, di riposare in maniera soddisfacente durante i momenti di pausa della giornata e, quindi, di apprezzare una capacità di muoversi in maniera più sciolta.

Accompagnando il trattamento con fisioterapia e riabilitazione delle articolazioni, si può raggiungere un buon livello di mobilità e riavvicinarsi, col tempo, ad una condizione quanto più possibile vicina alla normalità.

CBD come antinfiammatorio

Cannabidiolo e stati infiammatori

La popolarità che il CBD riscuote nell’ambito scientifico e della ricerca è dovuta soprattutto alla sua versatilità.
Pur essendo privo di effetti psicotropi, il cannabidiolo ha il potere di provocare un rilassamento generalizzato dell’organismo che si rivela particolarmente prezioso nel caso in cui il soggetto sia affetto da un’infiammazione che provoca dolore, più o meno acuto o costante.
Questo succede perché, sostanzialmente, il CBD come antinfiammatorio ha il potere di agire direttamente sull’infiammazione, riducendola e, in alcuni casi, annullandola. 

L’atteggiamento contrario, ovvero quello di “convivenza forzata” con l’infiammazione e il ricorso a rimedi solo di carattere sintomatico ha il suo lato oscuro nel pericolo reale che l’infiammazione si cronicizzi, dando luogo a una patologia difficilmente trattabile: è, ad esempio, il caso dell’artrite reumatoide, che il più delle volte deriva da uno stato infiammatorio delle articolazioni scarsamente o malamente curato.

In realtà, queste risultanze derivano dalla constatazione di un fatto incontrovertibile: l’infiammazione è una condizione anomala che il nostro corpo rileva come una minaccia al suo benessere e che ci viene comunicata attraverso il dolore, inviandoci segnali che sono richieste di aiuto.

In qualche caso, l’infiammazione può derivare da una lesione delle cellule, altre volte è imputabile alla presenza di agenti patogeni che si installano nei nostri organi: in tutte le circostanze in cui si verifichi un evento dannoso per la salute, il nostro corpo denuncia questa presenza e questa condizione di anormalità, attraverso l’infiammazione acuta. Se questa comunicazione non riceve un riscontro adeguato, la condizione anomala non contrastata si installa definitivamente nell’organo colpito, diventando cronica.

Il CBD come antinfiammatorio contro le infiammazioni croniche

Il cannabidiolo potrebbe essere quest’arma di contrasto al pericolo di cronicizzazione delle infezioni?
Pare di sì, in quanto i preparati a base di cannabis pongono in essere una sorta di protezione dell’area colpita dal processo infiammatorio, che si realizza concretamente con l’eliminazione delle cellule malate e la loro sostituzione con cellule nuove e sane.

Il CBD come antinfiammatorio, tra le altre attività che può svolgere, ha infatti anche quella di promuovere la rigenerazione cellulare: interagendo con il sistema immunitario. Come effetti terapeutici del cannabidiolo, esso mette in atto una reazione contro l’attacco dei patogeni esterni, rimuovendo le cause dell’infiammazione e ripristinando una condizione di salute dell’organo colpito.

Un esempio eclatante è stato fornito dalla somministrazione del cannabidiolo agli atleti e agli sportivi in generale: la sua azione contribuisce a prevenire le lesioni muscolo-scheletriche e a favorire la guarigione di quelle in atto. 
Tanto decisamente è stata riconosciuta l’efficacia puramente terapeutica del CBD in queste circostanze, che l’AMA (Agenzia Mondiale Antidoping) ha rimosso il cannabidiolo dagli elenchi delle sostanze proibite durante le gare sportive. 
Ma non solo: la FDA (Food and Drug Administration), l’istituto governativo che si occupa di regolamentare i prodotti farmaceutici e alimentari, ha deciso di includere il CBD nella lista degli integratori alimentari approvati.

Conclusioni e considerazioni finali

Come abbiamo più volte ribadito nel corso di questo articolo, l’infiammazione è una reazione del nostro organismo ad un attacco dannoso esterno e il dolore che ne consegue è lo strumento che il nostro corpo utilizza per comunicare una situazione anomala in corso. 

Per combattere l’infiammazione e i dolori articolari si fa normalmente ricorso ai farmaci di sintesi, comunemente i più diffusamente prescritti in queste circostanze: spesso, però, questa soluzione non è né funzionale, né definitiva. E, in più, quasi sempre porta con sé tutta una serie di effetti indesiderati, alcuni dei quali molto seri, che aggravano la condizione del soggetto colpito dalla malattia.

C’è bisogno, dunque, di un approccio nuovo e diverso per affrontare il problema e una soluzione alternativa potrebbe essere il ricorso all’uso del cannabidiolo.
Le diverse formulazioni del principio attivo contenuto nelle differenti tipologie di prodotti reperibili in commercio, come le pastiglie ingeribili e gli oli commestibili oppure le creme, i gel e i balsami per uso topico, permettono una somministrazione mirata, molto versatile e altrettanto funzionale nella stragrande maggioranza dei casi.

Fondamentale importanza riveste la composizione certificata dell’articolo in commercio: accertarsi che il CBD in esso contenuto proviene da coltivazioni biologiche e che il preparato è stato messo a punto nel laboratorio di una ditta seria e certificata, dà sicurezza sull’affidabilità del prodotto e fornisce maggiori garanzie sulla sua reale efficacia.

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