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Coltivazione di marijuana in casa: è legale?

Sulla coltivazione della cannabis legale, o semplicemente erba legale, ci sono numerose dicerie, ma non tutte corrispondono a verità, in questa guida si proverà a delineare i confini entro i quali è effettivamente possibile coltivarla in casa senza incorrere in sanzioni, anche semplicemente di tipo pecuniario. La marijuana è una pianta conosciuta da secoli, vi sono testimonianze risalenti già al 5000 a.C. in cui si parla proprio della coltivazione di questa pianta dalle particolari proprietà officinali. Essa ha proprietà di diverso genere, proprio per questo potrebbe essere definita una pianta medicale, infatti contiene differenti principi attivi e tra questi il CBD che ha effetto sedativo, antinfiammatorio e antidolorifico. Deve essere sottolineato che il CBD non dà assuefazione e, a differenza di molti farmaci, non ha effetti collaterali, proprio per questo l’uso è sempre più richiesto. Ad esempio, grazie alle proprietà sedative può essere utilizzato da chi soffre di insonnia e attacchi di panico, rispetto ad altri farmaci utilizzati a tale scopo non ha effetti collaterali e non crea dipendenza.

Il CBD ha effetto miorilassante e viene spesso utilizzato per calmare gli spasmi muscolari di coloro che soffrono di sclerosi multipla. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, viene utilizzato anche per la cura dell’artrite, soprattutto se degenerativa e genetica, tale uso è sempre più frequente perché non vi sono effetti collaterali e quindi può essere utilizzata per i trattamenti di lunga durata. In Francia invece stanno studiando gli effetti che potrebbe avere il CBD per la cura dei disturbi alimentari, infatti è emerso che aumenta il senso di sazietà e proprio per questo potrebbe essere utilizzato in coloro che soffrono di bulimia al fine di tenere sotto controllo il disturbo, naturalmente si tratterebbe di un coadiuvante rispetto ad altre terapie.

Queste sono solo alcune applicazioni, infatti gli studi sono numerosi ed è probabile che nel tempo si potranno scoprire numerose ulteriori proprietà. 
Proprio per queste caratteristiche il suo uso terapeutico è ormai ben accettato, anche se in Italia le uniche coltivazioni di marijuana a fine terapeutico, ad esempio per coadiuvare la terapia del dolore in malati terminali, sono solo quelle consentite dallo Stato. In Italia l’unico autorizzato alla produzione di cannabis a fine terapeutico è lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze ed è autorizzato a produrre fino a 500 kg di infiorescenze. Tale dato è però in crescita e non si esclude che presto possano essere attivate nuove produzioni, naturalmente, visti i particolari fini, c’è da aspettarsi un rigido controllo sulla produzione da parte dello Stato. Si calcola che la filiera potrebbe portare fino a 10.000 posti di lavoro, considerando sia quelli all’esterno sia nei laboratori, per arrivare quindi al prodotto finale, ciò in relazione alla effettiva domanda di cannabis a fine terapeutico. 

La legalizzazione della cannabis

Fino a pochi anni fa il proibizionismo sulla cannabis era pressoché totale anche se alcuni Paesi già da tempo hanno legalizzato la vendita di queste sostanze, ad esempio in Svizzera è possibile la coltivazione di marijuana depotenziata con THC fino all’1%, mentre nella Repubblica Ceca si possono coltivare fino a 5 piante ad uso domestico. Si deve, infine, parlare dell’Olanda, Paese considerato troppo tollerante, ma che in realtà ha solo anticipato i tempi, senza però dare un eccesso di libertà, qui infatti già da molti anni sono presenti i coffee shop dove è possibile acquistare e consumare fino ad un massimo di 5 grammi di erba legale, ma deve essere sottolineato che non si può circolare con erba, cioè non si può avere in borsa una canna da consumare a casa con amici, la stessa può essere consumata solo all’interno dei coffee shop, è vietata anche la consegna a domicilio.

La politica dell’Olanda infatti mira ad un controllo dell’uso e non a una vera e propria liberalizzazione delle droghe leggere, e sembra che tale politica stia funzionando perché il consumo di cannabis in questo Paese è in realtà molto ridotto.

Perché la cannabis è considerata illegale?

Tra poco si vedranno i limiti entro i quali è possibile coltivare in casa cannabis legale, ma per capire bene è necessario fare una premessa. All’origine del proibizionismo c’è stata un po’ di confusione, infatti la cannabis oltre a contenere CBD contiene anche THC, questa sostanza è responsabile degli effetti psicotropi e può dare assuefazione, fin quando le conoscenze su questa pianta sono state limitate, gli effetti si sovrapponevano, cioè medici, specialisti e scienziati, non erano in grado di scindere gli effetti di questi due principi attivi e quindi la marijuana veniva classificata come stupefacente e, di conseguenza, la maggior parte dei Paesi del mondo ne vietavano la produzione e il commercio.

Con il tempo la pianta, i principi attivi e i loro effetti sono stati ben codificati e questo ha reso possibile una maggiore apertura da parte dei vari Paesi nel mondo e ad oggi la coltivazione della cannabis legale è possibile in molti Stati tra cui quelli dell’Unione Europea e di conseguenza in Italia, sebbene vi siano dei limiti e delle condizioni. Naturalmente in questa guida ci si occuperà della normativa italiana e in particolare della coltivazione di marijuana in casa o comunque per uso personale.

Parametri normativi per la coltivazione e cessione della cannabis

La prima cosa da dire è che la coltivazione in casa della cannabis è consentita solo ad uso personale, questo implica che vi sono dei limiti inerenti il numero delle piantine che però non è mai stato definito in modo preciso. L’obiettivo è evitare che vi possa essere la cessione di erba oltre i confini delimitati dalla legge e che si vedranno. I paletti normativi da tenere in considerazione sono il Testo Unico sugli stupefacenti (T.U. 309 del 1990), la legge 242 del 2016 e la sentenza della Corte di Cassazione del 19 dicembre del 2019. 
La prima cosa da dire è che il testo unico citato continua a vietare la coltivazione e la vendita di piante che contengono sostanze psicotrope, quindi oggi la coltivazione di marijuana con un’elevata percentuale di THC (che dà assuefazione) è vietata, così come è vietata la libera vendita. Chi viola le disposizioni contenute nel testo, commette reato penale e di conseguenza è perseguibile penalmente.

La legge 242 del 2016: coltivazione della canapa

Oggi la disciplina della coltivazione della cannabis legale è contenuta nella legge 242 del 2016 che ne ridisegna i confini e consente di coltivarla, ma solo light, cioè deve trattarsi di cannabis che ha una percentuale di THC inferiore allo 0,6%. Tali percentuali sono possibili attraverso delle modificazioni che hanno portato alla riduzione della percentuale di THC e quindi di ottenere un prodotto finale che non ha azione psicotropa, cioè non produce alterazione dello stato psico-fisico della persona, come allucinazioni, falsa percezione della realtà, cambiamento di umore e del comportamento. La legge è denominata proprio “liceità della coltivazione” e, appunto, stabilisce dei parametri entro i quali si può coltivare senza incorrere in sanzioni e in reati penali.
In merito a questa legge deve essere però sottolineato che la stessa prescrive la possibilità di coltivazione legale al fine di ricavarne alimenti (caramelle e biscotti, in vendita nei vari shop), prodotti cosmetici a base di olio di canapa, semilavorati come fibra e polveri utilizzati anche in bioedilizia, oli carburanti, forniture per industrie, prodotti biodegradabili, si possono inoltre ricavare materiali per la fito-depurazione.

La cannabis legale può essere coltivata anche per scopo didattico e di ricerca. Come si può ben vedere non si parla di coltivazione a fine terapeutico che, come accennato in precedenza, viene effettuata solo dallo Stato. La normativa prevede anche che, se la coltivazione ha ad oggetto semi e quindi piante con una percentuale di THC inferiore allo 0,2%, è possibile anche accedere a sostegno economico previsto dall’Unione Europea per questo tipo di produzione (Regolamento CE 73/2009), superando tale limite non si ottengono aiuti economici, ma comunque si resta nell’ambito del legale. Chi vuole coltivare questa varietà deve utilizzare esclusivamente dei semi di cannabis light certificati. La certificazione è rilasciata da un ente individuato da ogni Stato, in Italia è “Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari” che effettua test di laboratorio, ispezioni in campo e controlli durante le varie fasi di produzione al fine di verificare che siano rispettati tutti i parametri per la produzione di semi. 

È necessaria l’autorizzazione per la coltivazione di marijuana legale?

Per la coltivazione di marijuana ad uso personale o commerciale, nei limiti di attività di impresa regolari, non è necessario avere una particolare autorizzazione, ma è essenziale conservare per 12 mesi i cartellini dei semi in modo da dimostrare che si tratta di prodotti che rispettano i limiti previsti dalla legge, gli acquisti dei semi possono essere effettuati esclusivamente da esportatori riconosciuti da uno Stato membro dell’Unione Europea e nel pieno rispetto della normativa europea. Inoltre è necessario conservare la fattura rilasciata dal venditore in modo da poter dimostrare che effettivamente i semi sono stati venduti da un soggetto autorizzato alla vendita. 
Tali documenti, a richiesta, devono essere mostrati alle forze dell’ordine che in ogni caso possono prelevare le piante e le infiorescenza, analizzarle e nel caso in cui emerga che la presenza di THC è superiore rispetto a quella consentita dalla legge, le piante vengono sequestrate e distrutte. Deve però essere sottolineato che il proprietario delle piante che dimostra di aver acquistato dei semi legali non è perseguibile penalmente se la presenza di THC è superiore rispetto a quella prevista perché non poteva sapere che poi il contenuto effettivo di sostanze psicotrope sarebbe stato elevato rispetto a quello previsto per legge. 

Si possono vendere infiorescenze di cannabis legale?

Molti si sono posti la domanda se nell’alveo della legge 242 del 2016 fosse possibile ipotizzare la legittimità della vendita anche delle infiorescenze dell’erba legale, oppure si potessero vendere esclusivamente i derivati, ad esempio olio di canapa, biscotti con canapa, caramelle o simili. Secondo il giudice di legittimità, la coltivazione di Cannabis Sativa con percentuale di THC inferiore allo 0,6% è possibile in quanto tali modeste quantità non sono in grado di dare effetto psicotropo e dipendenze, di conseguenza, oltre ad esserne consentita la coltivazione, ne è permessa anche la vendita, non solo di prodotti derivati, ma anche di infiorescenze perché tali piante non rientrano nei divieti previsti dal testo Unico 309 del 1990.

Da ciò deriva che la coltivazione di marijuana legale in balcone non subisce particolari limiti per quanto riguarda le quantità, naturalmente la vendita può essere eseguita solo in specifici negozi e tenendo in considerazione le stringenti norme del settore, cioè non si può cedere in modo abusivo.

La sentenza della Corte di Cassazione del 2019

In questo quadro si inserisce la sentenza della Corte di Cassazione del 2019 che ridisegna i confini, infatti la sentenza fa riferimento non alla cannabis legale, ma alla cannabis comune cioè quella che solitamente ha una percentuale di THC compresa tra il 5% e il 6%. Qui le cose sono un po’ diverse. Nel caso concreto, nell’abitazione erano state trovate 2 piante di cannabis, le stesse avevano una 18 rami e una 20 rami. La coltivazione di marijuana è stata ritenuta per uso personale e non per spaccio e di conseguenza il reato è risultato depenalizzato e quindi il soggetto non è stato perseguito dal punto di vista penale.

Questo però non vuol dire che la coltivazione di queste piante sia legale, infatti la stessa resta illegale ed è prevista una sanzione amministrativa di tipo pecuniario, inoltre viene comunque previsto che debba essere seguito un programma terapeutico e socio-riabilitativo presso il Ser.D, il servizio dipendenze (il THC elevato crea dipendenza). La sentenza dice anche altro, cioè che per non essere perseguiti penalmente la coltivazione di marijuana deve essere di modiche quantità, inoltre deve essere effettuata in modo rudimentale.

In relazione a tali punti sono state espresse molte perplessità, infatti da quanto emerge, sembra che già l’aver predisposto un apparato di illuminazione artificiale e un sistema di irrigazione, può portare a individuare la presenza del reato, nonostante la produzione sia piccola. Inoltre potrebbero sorgere dei problemi nel caso in cui dai controlli in casa dovesse emergere che sono presenti bilancini di precisione e altri strumenti che potrebbero indurre a pensare a uno spaccio.

La coltivazione di marijuana a uso personale deve inoltre essere solo a vantaggio del coltivatore stesso, cioè non può essere condivisa neanche con persone conviventi. Laddove dovessero emergere indizi che portino a pensare a una coltivazione un po’ più ampia, si configura il reato penale, ad esempio il sig. Mario non può dire di avere 4 piantine perché due sono destinate al suo uso e due a quello della moglie, tranne nel caso in cui si dica che ogni componente della famiglia coltiva per sé. La sentenza inoltre non specifica quante piantine è possibile coltivare, insomma non vi è un limite preciso come quello previsto alla Repubblica Ceca. 

Sintesi: la coltivazione di marijuana in casa è legale?

Fatta questa breve disamina, si può sintetizzare dicendo che è consigliato coltivare in casa solo canapa legale, cioè con messa a dimora di semi certificati, idonei a produrre piantine con una percentuale di THC inferiore allo 0,6%. È obbligatorio conservare per un anno i cartellini dei semi e la fattura di acquisto. Piantando tale tipologia è possibile anche creare l’habitat ideale, cioè nel caso in cui si usino semi legali, è possibile anche realizzare una piccola serra con luci, predisporre un impianto di irrigazione, insomma non deve trattarsi per forza di una coltivazione rudimentale. La canapa infatti per poter crescere bene ha bisogno di temperature piuttosto elevate, inoltre ha bisogno di avere un’esposizione al sole per almeno 7-8 ore al giorno e questo non è possibile se non si ha un balcone o un terreno ben esposto.

Coltivare poche piante di cannabis non legale, quindi con THC superiore allo 0,6%, con semi non certificati non è più considerato reato penale, ma allo stesso tempo è ancora considerato un comportamento illecito, di conseguenza si viene sottoposti a sanzione amministrativa pecuniaria ed è necessario seguire un percorso riabilitativo al SER-D.

La coltivazione in casa con semi non certificati è tollerata, o meglio depenalizzata, solo per uso personale del coltivatore e non anche dei suoi conviventi, infine deve avvenire in modo rudimentale, cioè non devono essere presenti in casa lampade, bilancini o sistemi di irrigazione. 
Tali limiti non si applicano se i semi sono legali, occorre però dimostrare in caso di controlli tale legalità e se dalle analisi emerge che la percentuale di THC è superiore alla norma le piante sono sequestrate e distrutte. Il consiglio è quello di non eccedere e rispettare scrupolosamente tutte le norme previste in modo da non incorrere in sanzioni e rischi.

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