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Marijuana nel sangue ed esami antidroga della cannabis

Marijuana, erba legale e affini: se la tendenza degli ultimi anni sembrerebbe mostrare un atteggiamento più permissivo dei legislatori verso l’uso di cannabis e derivati, l’operato delle forze dell’ordine in questo senso è ancora decisamente repressivo. Per chi usa abitualmente marijuana e cannabis legale è bene sapere per quanto tempo il THC rimane in circolazione nell’organismo.

Sebbene gli effetti ‘ricercati’ derivanti dal fumo e dall’uso della cannabis svaniscano piuttosto velocemente dopo l’assunzione, le tracce di tali sostanze permangono nel sangue e nel corpo molto a lungo. Il tempo di permanenza del THC è variabile e la sua visibilità a test antidroga dipende da diversi fattori.

Ecco quindi che diventa utile per il consumatore (abituale o meno) conoscere le variabili che entrano in gioco tanto nell’assunzione, quanto nella possibilità di essere ‘scoperti’ in un eventuale test.

Tra le tante componenti della marijuana, il THC è certamente quella responsabile in maniera preponderante circa gli effetti psicotropi. Il THC infatti entra rapidamente in circolo nel sangue, se si assume marijuana fumando o attraverso la sua vaporizzazione. Altri metodi di consumo prevedono cicli di assorbimento più lunghi e di conseguenza gli effetti si inizieranno a percepire più lentamente.

Qualsiasi sia il metodo di assunzione tuttavia, la sostanza psicoattiva viene assorbita dall’organismo attraverso un processo di decomposizione, che porta una modifica nei metaboliti del THC stesso. Questi sottoprodotti, visibili a eventuali drug test, si accumulano nell’organismo, che avrà bisogno di un tempo più o meno lungo per potersene liberare.

Per quanto tempo rimane la marijuana nel sangue?

Ad oggi, ancora non viene formulata una risposta certa e univoca a questa domanda.
Il lasso di tempo necessario per cui la marijuana resta nel sangue varia da soggetto e soggetto. Nel ‘calcolo’ entrano in campo fattori personali quali la condizione fisica, la velocità di reazione del metabolismo, lo stile di vita e di alimentazione, fino a variabili genetiche quali etnia e genere sessuale.

A tal riguardo è bene anche distinguere tra sostanza e sostanza, perché il tempo di permanenza del THC nel sangue dipende pure dal tipo di erba che si va ad assumere. Alcune varietà di cannabis, con concentrazioni di THC più elevate, lasciano più metaboliti in circolo e per forza di cose l’organismo avrà bisogno di più tempo per poterli assorbire ed espellere.
Non bisogna dimenticare inoltre, che non esiste un solo tipo di drug test, ma al contrario a seconda del tipo di esame a cui il soggetto viene sottoposto, i risultati possono essere molto diversi e rilevare THC anche dopo molto tempo dall’ultima assunzione. Per tua curiosità puoi visitare la nostra sezione Test antidroga urina.

Come già accennato in precedenza inoltre, non tutti i soggetti riescono a metabolizzare la sostanza attiva nello stesso periodo di tempo. Il THC infatti va a legarsi con l’adipe naturalmente presente nel corpo, vien da sé che le persone con una percentuale di massa grassa più elevata tendono ad immagazzinare una maggior quantità di tale sostanza, rispetto a soggetti più magri. In linea di principio comunque, il THC rimane in circolo nell’organismo per diverse settimane, o per alcuni mesi, a seconda della frequenza di assunzione e alla concentrazione del principio attivo della marijuana consumata.

Media di permanenza del THC nell’urina

Secondo un autorevole studio pubblicato sulla rivista scientifica National Library of Medicine, i volontari sottoposti a test delle urine hanno mostrato tempi di eliminazione del THC piuttosto differenti. Mediamente, i consumatori non abituali hanno avuto bisogno di circa 5 giorni per smaltire la sostanza dalle urine, mentre i fumatori più assidui hanno impiegato circa 18 giorni.

Dai risultati di questi test è emerso in maniera più che lampante che la frequenza di assunzione della marijuana (in questo caso fumata) è un fattore che determina fortemente la permanenza del THC nell’organismo.
Un fumatore sporadico impiega non più di tre giorni per smaltire la sostanza attiva dalle urine, mentre i soggetti maggiormente assidui hanno bisogno anche di quattro o cinque settimane per raggiungere gli stessi risultati.
Nei fumatori più incalliti inoltre si sono registrati periodi di permanenza nelle urine che superano abbondantemente i due mesi di tempo.

Esami del sangue e altri test per rilevare la marijuana nel sangue

ll test antidroga, per definizione, riesce a quantificare la presenza di una specifica sostanza nell’organismo della persona sottoposta ad esame.

Per arrivare a tale risultato, la procedura prevede la scansione di campioni biologici con tecniche e metodologie differenti. Gli attuali test tendono a rilevare la presenza del metabolita “THC-COOH“, in luogo del THC, all’interno di sangue, saliva, urine, capelli e sudore.

Ogni esame tra quelli elencati riesce a rilevare la marijuana nell’organismo per un periodo di tempo specifico. Tecnicamente chiamato ‘finestra di rilevamento‘, il periodo in cui la sostanza può risultare visibile al test varia da persona a persona, e dal tipo di test effettuato.

Test del capello

L’esame del capello, ad esempio, tra quelli elencati è il metodo più efficace nel rilevare il THC sul lungo periodo. Questo tipo di esame infatti può trovare tracce di THC fino a tre mesi dall’ultima assunzione di marijuana.
La quantità minima di ‘THC COOH’ rilevata dagli esami determina la positività di un soggetto sottoposto ad analisi. Questo genere di analisi è molto costosa, ma anche molto efficace nello scovare assunzioni anche lontane nel tempo, perché la sostanza rimane nel capello nonostante questo continui a crescere.
La soglia di positività è pari a 1 pg/ml.

Esame delle urine

Questo tipo di esame è il più comunemente utilizzato nei controlli antidroga, soprattutto nelle aziende in cui vengono effettuati screening sui lavoratori. La concentrazione minima di sostanza attiva per poter considerare un soggetto positivo è pari a un minimo di 50 milligrammi per litro di urina, ma tale valore è puramente indicativo. Molte aziende infatti prendono in considerazione concentrazioni superiori o inferiori; il dato riportato è una media ponderata di quanto accade nelle aziende ad oggi.

Test del sangue

Per rilevare la presenza di marijuana nel sangue è possibile effettuare gli esami del sangue, che possono rilevare la presenza del THC, oltre che dei metaboliti di tale sostanza. Dato il periodo relativamente breve di permanenza del principio attivo nel sangue, questo genere di test viene utilizzato frequentemente per scoprire usi recenti della sostanza. La finestra di rilevamento in questo caso va da 12 ore fino a un massimo di 6 o sette giorni, con una concentrazione minima rilevabile pari a 1 milligrammo per millilitro di sangue.

Esami della saliva

Le analisi della saliva per rilevare tracce di marijuana sono piuttosto diffusi perché risultano particolarmente semplici da eseguire, hanno dalla loro una buona accuratezza nei risultati e sono decisamente più economici rispetto ad altri metodi quali l’esame del capello o del sangue.
A causa della facilità e rapidità di esecuzione, i test antidroga nella saliva sono utilizzati spesso dalle forze dell’ordine durante i controlli su automobilisti e motociclisti in circolazione. La finestra di rilevamento in questo caso è piuttosto stretta, e l’esame tende a rilevare un uso piuttosto recente di cannabinoidi.
In media l’esame della saliva rileva THC per assunzioni avvenute nelle 24 ore precedenti, mentre i metaboliti vengono trovati fino a qualche giorno dall’ultimo consumo di marijuana.
La soglia di positività a tale esame parte da un minimo di 2 milligrammi di principio attivo per millilitro di saliva.

Test antidroga sul sudore

Le analisi del sudore vengono effettuate solitamente per tenere sotto controllo l’uso di marijuana e altre sostanze psicoattive in un determinato arco temporale. Il test viene eseguito tramite l’applicazione di un apposito cerotto sulla pelle nuda per circa dieci o quindici giorni. Le limitazioni di questo tipo di esame riguardano l’attendibilità dello stesso al variare delle condizioni fisiche del soggetto, dello stile di vita, dell’attività fisica svolta e delle condizioni di temperatura e umidità ambientali.
Va considerato inoltre che non tutti i soggetti presentano la stessa capacità di produrre sudore, e tale fattore ovviamente va a influenzare la quantità di principio attivo rilevata.
Il cerotto viene di solito utilizzato nelle terapie di recupero da tossicodipendenze, e riescono a rilevare l’uso di cannabinoidi solo se questo è piuttosto recente.
La soglia di positività è fissata nella maggior parte dei casi su un valore pari a 1 ng per ogni cerotto applicato sulla pelle.

Tempi medi di rilevamento del THC per tipologia di test

Ogni esame per rilevare la presenza di marijuana nel sangue, come abbiamo visto, funziona in modo differente, e presenta tempi di rilevamento ovviamente diversi. A seconda del tipo di test a cui dovrà sottoporsi, è bene che il consumatore tenga in considerazione i tempi giusti per essere certo di non risultare positivo. Come abbiamo visto, una variabile importante nel calcolo è rappresentata dalla frequenza d’uso di marijuana e derivati; questa variabile verrà presa in considerazione e riportata in ogni singolo esempio che andremo a esporre di seguito.

L’esame delle urine può rilevare la presenza di THC fino a otto giorni per un uso singolo di cannabis, con tempi che salgono a trenta giorni per il consumatore abituale. In caso di uso intenso invece i tempi salgono fino a 77 giorni.

Con il test salivare, il THC è visibile fino a 24 ore per chi ha assunto solo una volta la marijuana, e fino a 72 per chi ne fa un uso frequente. In caso di utilizzo costante e intensivo invece, questo esame può dare esito positivo fino a sette giorni dopo l’ultima assunzione.

L’esame del cerotto è certamente quello più blando e meno accurato, con risultati positivi da attendersi al massimo entro 4-8 ore dalla rimozione dello stesso.

Le analisi del sangue riescono a determinare la presenza di principio attivo fino a un giorno nel caso in cui il soggetto abbia fatto un utilizzo unico e sporadico di cannabis. Per i fumatori abituali il tempo si dilata fino a un massimo di trentasei ore, mentre per chi assume marijuana in maniera abituale e intensiva il THC viene rilevato fino a 7-12 giorni a partire dall’ultima assunzione.

Il test del capello, infine, è quello che riesce ad andare più indietro nel tempo in questo senso, con esiti di positività che arrivano fino a tre mesi dall’ultima assunzione di marijuana, anche in caso di un consumo singolo e sporadico.

Cannabis light, marijuana legale, CBD e test antidroga: c’è da preoccuparsi?

I test antidroga correlati alla marijuana prendono in considerazione quasi esclusivamente la presenza di tetraidrocannabinolo (THC) e del metabolita THC – COOH. I consumatori di erba legale da questo punto di vista possono dormire sonni tranquilli, perché la cannabis light contiene principalmente CBD, sostanza non rilevata dai test tradizionali. 

L’utilizzo di marijuana legale e derivati quindi non rappresenta fonte di preoccupazione in tal senso, ma al momento dell’acquisto è sempre bene assicurarsi che il prodotto sia privo di THC. In realtà, quasi tutti i derivati della marijuana contengono una piccola percentuale di THC, e una seppur remota probabilità di esito ‘falso positivo’ sussiste, in tutti i consumatori che fanno un uso intensivo e abituale di CBD.

Attenersi alle metodologie di assunzione e al dosaggio consigliato dal produttore tuttavia mette al riparo da questo rischio, quindi non bisogna preoccuparsi se si utilizza correttamente l’erba light e bisogna sottoporsi al drug test.

Per approfondire l’argomento, è utile fornire qualche dato più preciso, e qualche indicazione sugli esami che vengono svolti in laboratorio. Prendendo ad esempio il test sull’urina, la soglia di positività al THC – COOH scatta al superamento del valore di 50 ng/ml. In caso di campione positivo, i tecnici di laboratorio ripeteranno gli esami alla ricerca di sostanze positive con concentrazione pari o superiore a 15 ng/ml.

Come abbiamo appena appurato, un esame che cerca il metabolita del tetraidrocannabinolo non andrà a scovare altre sostanze come il CBD. Accade però che in caso di utilizzo massiccio di questo principio attivo, il test potrebbe evidenziare un caso falso positivo. Perché questo accada tuttavia è necessario consumare circa 1500 o 2000 milligrammi di olio derivato dalla canapa al giorno. Stiamo parlando di due grammi, una quantità davvero elevata anche per i consumatori abituali, ma c’è da sapere che insieme al CBD verranno ingeriti dai 2 ai 6 milligrammi di THC.

Una tale concentrazione di CBD nell’urina quindi può scatenare una risposta di tipo immunologico, e a questo punto le analisi continueranno con lo step successivo, che abbiamo descritto poco sopra. In questa fase, quella dello screening di tipo GC – MS, i risultati dovrebbero comunque essere negativi, perché le analisi sono in tale sede ben più approfondite e specifiche, cioè mirate sulla presenza di THC – COOH.

Alcuni consigli per i consumatori di CBD

Alla luce di quanto esposto, i consumatori abituali di prodotti contenenti CBD potranno prendere alcune precauzioni se sanno di poter essere chiamati ad effettuare uno screening antidroga, magari dal datore di lavoro.
In primo luogo, il miglior modo per poter far fronte a questa eventualità consiste certamente nello scegliere prodotti di elevata qualità, certificati dal produttore e testati approfonditamente in laboratorio.

Così facendo, si ha la certezza che la quantità di THC presente del prodotto sia davvero minima.
Tutte le informazioni a riguardo sono riportate sul foglio che accompagna il prodotto appena acquistato.
I consumatori non abituali, o comunque tutti quei soggetti che assumono piccole quantità di CBD, non hanno invece motivo di preoccuparsi.

Un’altra informazione utile da reperire inoltre riguarda il tipo di esame che il datore di lavoro esegue abitualmente sui propri dipendenti. Se il test si basa sullo screening GC MS, come abbiamo visto non dovrebbero sorgere particolari preoccupazioni. Dato comunque che esiste una remota possibilità di risultare positivi anche a questo esame, sarebbe buona cosa avvisare preventivamente l’azienda circa l’utilizzo di CBD, sottolineando che l’assunzione avviene esclusivamente a scopo terapeutico. Questa precauzione potrebbe bendisporre il datore di lavoro, dato che la sostanza in Italia è perfettamente legale, ma è una carta che andrebbe giocata con acume e un certo tatto, per non destare sospetti. 

Se la preoccupazione di un eventuale drug test è forte, perché siete forti consumatori di CBD o assumete più o meno regolarmente marijuana, esistono dei metodi che aiutano a smaltire più o meno rapidamente il THC e il THC-COOH, in modo da presentarsi al test con maggior tranquillità.

Marijuana nel sangue: come superare un test antidroga

Per prima cosa occorre fare una doverosa premessa: se il test è programmato entro almeno due settimane, i rimedi che andremo a esporre di seguito possono risultare efficaci. In questo caso, è possibile mettere in pratica alcuni semplici accorgimenti, per presentarsi all’esame con maggior tranquillità. 

La prima cosa da fare, ovviamente, è smettere nella maniera più assoluta di assumere la sostanza, in modo da limitare la quantità di marijuana presente nel sangue. Può sembrare scontato, ma è sempre utile ricordarlo, perché per i fumatori abituali staccarsi dalla pratica può risultare abbastanza faticoso. 

Per iniziare il processo che porterà l’organismo a ripulirsi dal THC, è essenziale intraprendere un periodo di intensa attività fisica, sudare molto (meglio se si ha accesso a una vera e propria sauna) e bere ingenti quantità di acqua.

La preparazione al drug test si può suddividere in due distinte fasi, che andremo ad analizzare:
1. Nel primo periodo, che durerà circa dieci giorni, è essenziale intraprendere un’attività motoria che porterà il vostro organismo a bruciare quanti più grassi possibili. L’abbiamo già scritto in questo articolo, ma è bene ricordarlo: il tetraidrocannabinolo si lega principalmente con le cellule grasse, che con una buona attività cardio verranno eliminate piuttosto rapidamente. 

Correre per circa tre chilometri, con una buona andatura che permette di coprire la distanza in meno di 24 minuti, è un buon inizio per eliminare, poco a poco, la marijuana presente nel sangue. L’importante è essere costanti e ripetere l’allenamento tutti i giorni nella prima fase di preparazione al test. Subito dopo la corsa, è essenziale concedersi una sosta di circa 15-18 minuti e iniziare immediatamente una seduta in sauna.

La sauna (con tempi di permanenza di circa 10-12 minuti) andrebbe alternata a una doccia fredda, per poi tornare nuovamente in sauna e restarci per lo stesso periodo di tempo. Durante questa operazione, è fondamentale bere molta acqua per aiutare il corpo a produrre quanto più sudore possibile ed eliminare progressivamente la marijuana nel sangue. Lo scopo è sempre lo stesso: diluire il THC ed espellerlo quanto più rapidamente possibile. 

L’organismo, in questo modo, viene messo nelle migliori condizioni per produrre una reazione metabolica utile a liberarsi non solo del THC, ma anche di tante altre tossine e sostanze nemiche della salute. Nello specifico, durante la fase di corsa (non a passo di lumaca, bisogna impegnarsi a tenere un ritmo sostenuto) il corpo inizia a bruciare una gran quantità di grassi. In questo modo, il THC passerà dalle cellule adipose per riversarsi nel sangue, finendo poi nell’urina e da qui espulso grazie al consumo massiccio di acqua. 

Nella sauna inoltre, il primo effetto che si andrà a registrare sarà un deciso innalzamento della temperatura corporea. A un repentino e massiccio aumento della temperatura, il corpo reagirà fisiologicamente per riportare tale valore nella norma: viene prodotto molto sudore, e con esso le tossine e il THC.

Oltre alle sedute di allenamento, durante questa prima fase è importante tenere sotto stretta sorveglianza l’alimentazione, evitando quanto più possibile l’assunzione di tutti quei cibi che contengono alte percentuali di grassi. L’organismo infatti, in presenza di nuovi grassi, cercherà di accumularne sempre di più, vanificando gli sforzi che stiamo facendo per bruciare l’adipe nel quale si annida il THC. Meglio soffrire per circa dieci giorni, che ritrovarsi con le spiacevoli conseguenze di un esito positivo al drug test a causa della presenza di marijuana nel sangue.

Il vostro organismo inoltre ne risentirà positivamente, e il benessere dato da un fisico allenato e in forma è paragonabile a quello di una buona canna d’erba. C’è da sapere inoltre che durante questa prima fase le urine appariranno certamente di colore più scuro, e meno limpide rispetto al solito.
Non c’è da preoccuparsi, anzi: il particolato scuro e torbido altro non è che la massa di scorie prodotte dal metabolismo, risvegliato a sua volta dall’intensa attività fisica in atto. Dopo pochi giorni, le deiezioni urinarie torneranno al loro colore originario.

Una volta superata la prima fase, della durata di circa dieci giorni, è il momento di passare allo step successivo.

2. A partire da questo momento, si renderà necessario interrompere gli allenamenti fisici e concentrarsi esclusivamente sull’alimentazione. 

I grassi bruciati con la corsa a questo punto dovranno essere sostituiti con nuovi lipidi, e contemporaneamente l’urina dovrà tornare ad assumere il suo colore naturale. In questa fase, dalla durata di circa una settimana, bisognerà assumere quanti più grassi possibili. Per stimolare un abbondante flusso di urina, bisognerà continuare a bere molta acqua, e contemporaneamente assumere del succo di mirtillo oltre che mangiare tanta uva. Questi accorgimenti aiuteranno a produrre molta più urina del solito, col risultato di purificarla e farla tornare limpida.

In prossimità del test, meglio ancora la sera precedente, è importante mangiare una gran quantità di carne rossa. Nei giorni precedenti inoltre, per essere sicuri di eliminare quanta più possibile marijuana nel sangue, è necessario assumere cibi e bevande contenenti massicce quantità di vitamina B.
In questo modo l’urina, già purificata ma estremamente diluita, potrà riacquisire il suo caratteristico colore giallo paglierino.

Come ultima precauzione, il giorno stesso dell’esame è importante bere molta acqua per produrre almeno tre o quattro deiezioni prima di sottoporvi al test dell’urina, in modo da eliminare l’eventuale THC residuo. 

Questo metodo, è bene ripeterlo, garantisce buone probabilità di successo in sede di test, ma non fornisce una certezza matematica di risultare negativi, in quanto le variabili in gioco sono numerose e non tutti gli organismi rispondono allo stesso modo.

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