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Marijuana: posso diventare dipendente?

Attorno alla marijuana e soprattutto in merito ai suoi effetti psico-fisici si sollevano sempre più domande.
Sia per curiosità, sia che per voglia di essere informati su un tema di certo interessante, le domande sulla cannabis legale riguardano spesso le sue caratteristiche e quelle che in particolare la rendono differente da quella che viene considerata un vero e proprio stupefacente. Tra le domande più frequenti c’è quella che riguarda la dipendenza da cannabis. Inoltre ciò che in molti si chiedono è se la cannabis può arrecare in qualche modo dei disturbi comportamentali permanenti con il passare del tempo. Vediamo allora tutto ciò che c’è da sapere per arrivare ad una possibile conclusione.

dipendenza da cannabis

Che differenza c’è tra le diverse specie di marijuana?

Esiste la dipendenza da cannabis? La prima domanda da farsi è se la cannabis è tutta uguale.
La cannabis light o marijuana legale è completamente diversa da quella cannabis considerata uno stupefacente. Occorre premettere che molti anni fa in Italia, come nel resto del mondo, la cannabis era conosciuta ed apprezzata esclusivamente per i suoi impieghi artigianali ed industriali. Dalle trasformazioni tessili, passando per gli impieghi nel settore agricolo, la canapa veniva coltivata in diverse regioni italiane. Ancora oggi nel settore cosmetico o in quello delle bio-tecnologie la canapa viene largamente utilizzata. Naturalmente quella di cui si parla è una canapa diversa da quella presa in questione. A fare la differenza tra le varie specie di marijuana (puoi vedere i tipi di semi di cannabis) infatti ci sono due aspetti da valutare. Uno riguarda l’appartenenza alla specie biologica, l’altro aspetto invece riguarda la tipologia e la quantità di sostanze contenuta nella specie.

Come accade per tutto il regno vegetale, ogni specie ha le sue caratteristiche. Per l’argomento che si sta trattando si può però sintetizzare il tutto specificando che le domande prima rivolte sono relazionate a due categorie riguardanti la marijuana: quella stupefacente e quella terapeutica. Infatti con la parola canapa, cannabis o erba si fa riferimento ad entrambe, ma ciò non è corretto. L’erba attualmente è legalmente disponibile per uso terapeutico e ha sostanziali differenze con l’altra. 
Fondamentalmente la differenza si trova nelle sostanze presenti un po’ in tutte le specie di marijuana: il THC ossia Tetraidrocannabinolo e il CBD cioè il cannabidiolo. La prima è psico-attiva, l’altra no. Attenzione però perché sono le percentuali che si trovano nella pianta, o meglio nelle inflorescenze, a fare la differenza. Proprio per questo la canapa light o legale può essere commercializzata solo se le sue inflorescenze contengono una quantità massima di THC pari allo 0.6%.

Gli effetti del CBD somigliano a quelli del THC?

La cannabis utilizzata illegalmente a fine ricreativo e considerata uno stupefacente contiene dunque alte percentuali di THC che possono superare anche il 12%. Questa sostanza è psico-attiva e altera lo stato psichico. Il CBD non comporta alcuno di questi effetti. Al contrario viene favorito l’uso della cannabis light o marijuana legale per ottenere un aiuto nella risoluzione di alcune patologie, quindi a scopo terapeutico. Ma come agiscono nell’individuo queste due sostanze? Entrambe hanno una struttura molecolare praticamente identica, eppure nell’organismo lavorano come due antagoniste. Il THC, secondo le numerose ricerche condotte, sarebbe in grado di stimolare il rilascio di dopamina e provocare di conseguenza la sensazione improvvisa di euforia e di forte rilassamento. Il CBD invece non comporta azioni psico-attive, ma aiuta a rilassarsi e lavora come distensivo. Nella canapa light è contenuto quasi esclusivamente il CBD anche se è normale trovare del THC in quantità irrilevanti e comunque più bassi dello 0,6%. 

Ma come agiscono nell’organismo queste sostanze? Per rispondere a questa domanda occorre entrare nello specifico della questione e capire quali sono i differenti effetti del CBD e del THC. Il CBD non ha effetti psico-attivi, non altera la percezione della realtà e tanto meno stimola i recettori cerebrali. I suoi effetti sono esclusivamente legati alle sue proprietà ansiolitiche e antinfiammatorie. Anzi, è giusto affermare che il cannabidiolo è un antinfiammatorio. Ha effetti rilassanti ed è perciò largamente utilizzato per attenuare le sintomatologie legate ad ansia ed attacchi di panico. Per lo stesso motivo favorisce il sonno in quanto considerato un distensivo. Ne sono riconosciute le proprietà antiossidanti, motivo per cui viene utilizzato nell’industria cosmetica. Tra gli ultimi studi effettuati inoltre sembrerebbe essere in grado di ridurre la pressione endoculare.

Cosa accade se si usa la marijuana con alta percentuale di THC?

A fare la differenza è la percentuale di THC presente nelle inflorescenze perché è a questa sostanza che vanno attribuiti gli effetti psichici, in quanto il CBD è un semplice antinfiammatorio e ansiolitico, con proprietà rilassanti e distensive. Per questo motivo la differenza tra l’uso della marijuana con percentuali significative di THC e la canapa legale comporta effetti assolutamente diversi. Per comprendere meglio le possibili conseguenze relative all’uso di cannabis occorre riflettere sul fatto che solo il THC si relaziona e lavora sul cervello ossia interagisce con i suoi recettori, chiamati CB1, e il THC li attiva in modo automatico. Se sugli effetti immediati e temporanei, dal punto di vista psico-fisico, rimane difficile fermare dei punti validi per tutti, sull’uso continuativo e prolungato del THC le cose stanno diversamente. In primo luogo sembrerebbero esserci ripercussioni sugli aspetti cognitivi e sulla perdita precoce della memoria.

Anche se il dibattito sull’argomento continua, è doveroso citare quelli che vengono considerati dei veri e propri disturbi legati all’uso prolungato della marijuana con significative percentuali di THC.
I pareri però sono discordanti in quanto bisognerebbe, secondo alcuni, verificare la reale permanenza di tali disturbi in proiezione di lunghi lassi di tempo. Alcune ricerche infatti dimostrerebbero che le sintomatologie citate andrebbero in realtà scemando con la cessazione definitiva dell’utilizzo stesso del THC. 

Chiaramente le considerazioni fatte fino ad ora portano a chiedersi se il THC presente in alte percentuali in alcune tipologie di marijuana possa recare danni permanenti a coloro che la utilizzano ormai da numerosi anni. Davanti a tale domanda bisogna però fare una precisazione. Tutti gli studi effettuati, per quanto riscontrabili e ripetuti, sono stati svolti su individui adulti già consumatori da diverso tempo, su cui è stato impossibile delineare un profilo psicologico antecedente all’utilizzo prolungato del THC. Il rischio è dunque che queste ricerche possano dare il via ad una sorta di inutile psicosi.

Tuttavia la presenza di tali problematiche viene relazionata automaticamente alla possibilità di eventuali dipendenze. Infatti per quanto la canapa sia considerata naturale, il suo contenuto di THC può, in casi di utilizzi continuativi, causare una sorta di sindrome da astinenza. I comportamenti ritenuti significativi e che si sono riscontrati negli individui che ne hanno cessato l’utilizzo dopo un uso prolungato sembrano essere uguali. Si tratta di irritabilità, disturbi dell’alimentazione e anche del sonno e in più di qualche caso si sono registrati episodi di aggressività.

Perché esiste la possibilità di uno stato di dipendenza da cannabis dopo l’utilizzo ripetuto e prolungato di THC?

La possibilità di una dipendenza da cannabis contenente THC è correlata direttamente agli effetti psico-fisici che essa esercita. Occorre perciò approfondire come il THC influisce sull’individuo e ne modifichi il comportamento. Queste ricerche, sempre più numerose, comportano dei dibattiti ancora accesi. Gli studi ad ogni modo rilevano evidenze innegabili. Del resto se il THC interagisce con i recettori del cervello CB1, è chiaro che una volta che questa stimolazione continua si interrompe, qualcosa debba pur accadere. I CB1 sono presenti in diverse zone cerebrali e ad essi va attribuito il compito di gestire diverse funzioni, tra cui quelle omeostatiche. 

Le funzioni omeostatiche sono necessarie al raggiungimento di una relativa stabilità, anche sotto il punto di vista comportamentale. Se questi recettori vengono stimolati in modo artificiale dal THC e in modo continuativo, al cessare della continuità di questa stimolazione i CB1 tenderanno a funzionare in modo anomalo, di certo in modo alterato. Questo può essere considerato uno degli elementi responsabili di una possibile comparsa di sintomatologia associata alla dipendenza da THC e che comporta stati di irascibilità e disturbi del sonno. Quando ci si addentra nell’argomento delle dipendenze occorre tenere in considerazione numerosi aspetti e per tirare le somme bisogna necessariamente delineare un quadro completo che interessi e che consideri un profilo psicologico adeguato del singolo individuo.

La cannabis light con solo CBD può causare invece dipendenza?

La marijuana legale è tale in quanto le proprietà del CBD sono puramente terapeutiche. Come detto precedentemente questa sostanza viene riconosciuta come un antinfiammatorio e ad essa vengono attribuite proprietà utili a combattere stati ansiosi, crisi di panico e disturbi del sonno. Tuttavia essendo la legalizzazione della marijuana light piuttosto recente occorre specificare che non sono stati condotti tanti studi quanto quelli sulla canapa con alte percentuali di THC, considerata invece uno stupefacente.

Il CBD non stimola i recettori del cervello, ma può condizionare lo stato di percezione sensoriale in quanto gli effetti sono quelli riconducibili alla sensazione di rilassamento, soprattutto a livello muscolare. Occorre ricordare che il cannabidiolo è un antinfiammatorio dunque è normale che, soprattutto nella vita frenetica dei nostri giorni, venga utilizzato per ottenere una naturale sensazione di relax dovuta spesso alla tensione muscolare. In un certo senso il suo utilizzo può essere paragonato a quello di alcuni farmaci ed è per questo che il CBD viene acquistato legalmente per porre rimedio a numerosi stati di malessere psico-fisico, ma anche per aiutare il sonno o a rilassarsi. 

Esistono comunque degli effetti collaterali nell’utilizzo del CBD?

Si può escludere a grandi linee qualsiasi possibilità di dipendenza da CBD, ma la dipendenza da cannabis si sviluppa spesso a causa di un’abitudine e non solo a causa di una sostanza. É possibile fare un esempio con gli alimenti, come il cioccolato. Esso è del tutto innocuo, ma se utilizzato in modo compulsivo o come elemento di consolazione, può favorire e comportare una sorta di dipendenza. Detto ciò bisogna perciò differenziare gli eventuali effetti collaterali del CBD e dell’uso sbagliato che se ne può fare, così come può accadere con un medicinale che offre sollievo immediato ad un dolore cronico. 

In parole povere, non essendoci effetti collaterali dimostrati ad oggi, l’erba light va utilizzata comunque con buon senso. Così come una medicina omeopatica o naturale, il suo dosaggio potrebbe comportarne un uso sbagliato e dannoso. Per quanto, a differenza del THC, l’alta percentuale di CBD non sembra rappresentare un fattore di rischio sotto alcun punto di vista, occorre precisare che si tratta di qualcosa che è stato studiato da troppo poco tempo e dunque bisogna gestire le terapie con la canapa legale in modo responsabile.

Quali sono gli aspetti da considerare per utilizzare responsabilmente la canapa legale?

L’utilizzo “malsano” di sostanze innocue come delle semplici caramelle potrebbero rendere pericoloso anche un gesto che tutti noi facciamo fin da piccoli. Per quanto sia stato dimostrato da tempo che un alto dosaggio di CBD non comporta effetti collaterali è saggio tenere conto di alcuni aspetti che ancora non sono stati approfonditi. Attenzione però, non esistono grandi dibattiti sul tema proprio perché non si riscontrano effetti collaterali o controindicazioni nell’uso prolungato di CBD.

Ad ogni modo, così come avviene in qualsiasi tipo di dipendenza, la frequenza d’uso è fondamentale. Non bisogna abusarne. L’effetto benefico e piacevole che comporta può essere riportato infatti ad uno stato di sollievo facile ed immediato da ottenere, quindi attenzione alla frequenza di assunzione.

Non esistono veri e propri fattori di rischio che possano compromettere il corretto uso del CBD. La cannabis light può comunque sviluppare una sorta di dipendenza psicologica per via della sua capacità di provocare in modo pressoché istantaneo un senso di rilassatezza.
Rimane di fatto che all’utilizzo della cannabis light vanno attribuite più proprietà terapeutiche e curative, che aspetti pericolosi in termini di controindicazioni o richi di abuso. 

Come ricavare dall’erba legale i migliori vantaggi ed escludere qualsiasi rischio di dipendenza da cannabis?

Premettendo ancora una volta che il CBD non provoca dipendenza, se non la stessa dipendenza che potrebbe causare l’abuso di dolci o di alcune abitudini malsane, l’ideale sarebbe ricorrere al buon senso per un uso ottimale di canapa light. In fondo non c’è nulla di male nel voler provare una sensazione di relax a fine giornata, anche se non sono presenti disturbi legati all’ansia o alle crisi di panico. Usare la canapa legale significa anche poter trarre vantaggio da una sostanza naturale in grado di regalare uno stato di rilassamento, senza alterare in nessun modo i recettori cerebrali. Del resto la cannabis light può essere acquistata senza alcuna prescrizione medica. Questo però può rappresentare per alcuni un’arma a doppio taglio dal momento che il dosaggio può avvenire in modo autonomo e non controllato. 

In realtà in tutti gli store online e non solo è possibile avere una consulenza gratuita sulla tipologia di cannabis legale da scegliere e dunque anche informazioni sul dosaggio. Tra i consigli più utili c’è quello dell’utilizzo di una sorta di vaporizzatore in grado di ridurre a zero le controindicazioni della combustione e allo stesso tempo trarre il massimo dei benefici dalle inflorescenze. Se la cannabis light viene percepita come uno strumento per cessare la dipendenza da tabacco, bisogna tener presente che tale decisione andrebbe presa a prescindere dall’utilizzo dell’erba legale. Infatti a dover essere combattuta in questo caso è la dipendenza da nicotina e perciò utilizzare la canapa come diversivo non è una buona idea. Infatti si potrebbe creare una dipendenza da cannabis.

In conclusione è possibile affermare che gli studi condotti fino ad ora ci portano a pensare che i soli rischi di dipendenza da cannabis riguardano la marijuana con significative percentuali di THC, in parole povere quella che viene considerata uno stupefacente. La canapa terapeutica, contenente il CBD ossia il cannabidiolo invece è ad oggi considerata priva di effetti collaterali e non responsabile di eventuali dipendenze.

Tuttavia spesso le dipendenze sono di natura psicologica e nulla hanno a che fare con le sostanze ritenute responsabili della dipendenza stessa. É sempre meglio usare il buon senso quando si usa la marijuana light, così come anche qualsiasi altra sostanza naturale terapeutica. L’ideale sarebbe porre la giusta attenzione sia al dosaggio, sia alla frequenza di utilizzo.

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